L’autore, questo (s)conosciuto!

L’autore, questo (s)conosciuto!

Chi si nasconde dietro un’opera letteraria? Quali pensieri ci avvicinano all’autore di un libro?

La proposta letteraria che proponiamo oggi, e dalla quale prendiamo spunto per analizzare uno degli aspetti chiave della prospettiva biblioterapica, è rappresentata dal romanzo di formazione forse più celebre dell’età contemporanea, Il giovane Holden di J.D. Salinger.

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Su questo libro molto è stato detto e scritto e, sin dalla sua pubblicazione, sì è riflettuto sia sulle motivazioni dell’enorme successo che riscuote(va) sia sul contributo formativo che ha fornito ad intere generazioni di lettori.

In questa sede, però, andremo oltre la trama e le avventure che il protagonista, Holden Caulfield, affronta nel suo viaggio. Cercheremo di analizzare un elemento peculiare della scrittura di un libro, il suo autore! Ispirandoci ad una bella citazione tratta dal romanzo, esamineremo le dinamiche che ci fanno accostare ad un determinato autore e alla sua produzione letteraria.


Afferma il protagonista: “Quelli che mi lasciano proprio senza fiato sono i libri che quando li hai finiti di leggere e tutto quel che segue vorresti che l’autore fosse un tuo amico per la pelle e poterlo chiamare a telefono tutte le volte che ti gira. Non succede spesso, però.”


Un libro, a qualsiasi genere letterario appartenga, non è fatto soltanto della storia che racconta. Spesso accade che la scrittura del testo, lo stile narrativo, il pensiero e l’approccio del suo autore ci colpiscano talmente tanto da considerarlo vicino a noi, al nostro modo di pensare, ai nostri vissuti, alle nostre emozioni.  A volte desideriamo che, attraverso le sue parole, uno scrittore possa incoraggiarci o capire alla perfezione i nostri stati d’animo e noi, allo stesso modo, i suoi.

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Ma chi è, quindi, uno scrittore? Un narratore di storie, certo. Ma forse è qualcosa di più. Se ci ponessimo dalla sua prospettiva potremmo sicuramente comprendere che raccontare una storia non è quasi mai un atto fine a se stesso. Tra le righe uno scrittore ci parla sempre di sé, ci mostra il suo punto di vista attraverso le azioni e le parole dei personaggi che inventa e che fa interagire.

Dietro quei personaggi, spesso, ci siamo noi lettori. Con le nostre vite private, i nostri rapporti personali e sociali, i nostri dubbi e le nostre certezze. Agiamo come loro, pensiamo come loro. Leggiamo dialoghi che, magari, nella vita quotidiana vorremmo ma, per i motivi più disparati, non riusciamo a pronunciare. Quindi ci impossessiamo delle loro anime e le facciamo nostre.

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In questo modo, quasi inconsciamente, creiamo un rapporto diretto con colui che li ha creati dal nulla, l’autore appunto. Lui rappresenta, quando si instaura un’empatia forte ed intensa, il suono interiore che non sempre riusciamo a far emergere; è il nostro portavoce. Il confidente al quale cediamo i nostri pensieri e che, in un certo senso, compie al posto nostro l’atto catartico tipico della scrittura.

Forse, proprio per questi ed altri motivi, possiamo considerare l’autore di un libro una persona della quale poterci fidare o, addirittura come pensava il giovane Holden, un nostro “amico”.

Angelo Urbano

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