Wittgenstein e Ravel, una sfida che va oltre i limiti fisici

Wittgenstein e Ravel, una sfida che va oltre i limiti fisici

Paul Wittgenstein – fratello del filosofo Ludwig Wittgenstein – è un noto pianista austriaco. Durante la prima guerra mondiale perse il braccio destro.

Alla fine del conflitto riprese la sua attività concertistica e si fece commissionare vari lavori musicali da diversi compositori.

Tra cui il mio amatissimo Ravel, che compose per lui il Concerto per pianoforte per la mano sinistra in Re Maggiore (Concerto pour la main gauche en ré majeur) tra il 1929 e il 1930 (scritto tra l’altro contemporaneamente al suo Concerto per pianoforte in sol maggiore).

Wittgenstein stesso ne eseguì la prima con Robert Heger alla direzione della Orchestra Sinfonica di Vienna il 5 gennaio del 1932, esecuzione che fu però ben distante dall’idea del compositore.

Infatti Ravel aveva avuto una fascinazione fortissima per il jazz nel suo viaggio negli Stati Uniti ed aveva quindi inserito elementi jazzistici nella partitura, che però Wittgenstein non rese, anche perché essendo un pianista classico si trovò in difficoltà nell’eseguirli. Tanto da semplificarli, facendo infuriare Ravel. Il pianista si difese dicendo che l’esecutore non è schiavo del compositore. Insomma la diatriba fu intensa.

Prima di scrivere questo concerto, Ravel intraprese entusiasticamente lo studio degli études di Camille Saint-Saëns per la mano sinistra ed era altrettanto entusiasta di scrivere per la mano sinistra, avendo come intenzione che gli uditori avessero l’impressione che fossero entrambe le mani a suonare. Infatti così è la reale resa di questo pezzo straordinario.

Qualche precedente di composizione per la sola mano sinistra nel corso della storia della Musica lo abbiamo però avuto.

Per esempio, per citarne uno, il nostro caro Johannes Brahms (di cui vi abbiamo raccontato in vari articoli) trascrisse la Ciaccona della Partita II BMV 1004 di Bach (quinto degli Studien für Klavier di Brahms) per la sola mano sinistra al pianoforte, un’ottava più grave dell’originale per violino ed è una delle composizioni per mano sinistra tutt’oggi più suonate.

Brahms dice, in una lettera a Clara Schumann, che solo in un modo mi procuro un piacere minuscolo ma puro: quando suono con la mano sinistra. Le stesse difficoltà, la tecnica, l’arpeggiare, tutto l’insieme mi fa sentire un violinista’’

Oltre i limiti. Abbiamo un pianista che non si fa fermare dalla sua disabilità, anzi che la sottolinea come particolarità ed un compositore che sente tutta la potenza di questa ‘sfida’ nel sintetizzare in una le due mani. Il risultato è un brano ricco di fascino e bellezza, come sempre d’altra parte quando si tratta di Maurice Ravel.

 

Laura De Santis

 

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