Panda e il Meraviglioso Mondo del Lavoro 01×04: Una visita inaspettata

Panda e il Meraviglioso Mondo del Lavoro 01×04: Una visita inaspettata

E a un certo punto Panda la sentì sulle sue spalle. Stava seduto in uno stracolmo vagone della metro D (che sta sempre per Disagio, come sa chi ha letto la scorsa puntata), indossava il suo berretto a forma di ranocchia portafortuna ed era ipnotizzato dalla conversazione che i suoi vicini di posto avevano deciso di urlargli nelle orecchie. Proprio in quell’istante la sentì e, per quanto non l’avesse mai nemmeno intravista, la riconobbe immediatamente da come si lasciava andare, simile a un macigno, su tutto il suo corpo peloso.

Infatti era proprio così che i suoi amici Coniglio & Coniglio avevano raccontato il suo arrivo nelle loro vite:” Le prime volte arriva senza che te l’aspetti e la senti tutta di un botto! Cade improvvisamente sulle tue spalle e, in poco tempo, ti lascia tramortito, incapace di fare alcunché”. Panda era sempre stato scettico riguardo a quei racconti e pensava che C&C esagerassero con il proposito di mettergli paura. Essendo più grandi e quindi alle prese con il MeMoLa da qualche anno in più ci tenevano ad apparire come quelli navigati e con lui tentavano di mantenere sempre un contegno da Fratelli Maggiori, contegno che naufragava miseramente dopo che bevevano un paio di bicchieri di sidro di carota!

Eppure quel giorno Panda dovette ammettere che C&C non gli avevano raccontato frottole e che su di lui era caduta, con tutto il suo peso, la Stanchezza!

Era proprio lei! Lo aveva capito da come le zampe sembravano essere diventate di piombo e da come il suo sguardo era ormai comodamente fisso sul pavimento del vagone, era chiaro che era stata la Stanchezza a suggerirgli di evitare lo sforzo di alzarli dritti davanti a sé. Ed era sempre stata lei a fargli dimenticare che avrebbe dovuto scendere alla fermata precedente per poter passare al MangiaMercato per procurarsi qualcosa da mettere nella sua pancia brontolante.

Così Panda non ebbe altra scelta di cercare di riportare alla sua memoria quelle regole leggendarie che C&C avevano ripetuto più e più volte alle sue orecchie distratte.

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“Se vuoi scacciare la Stanchezza, bussa al cielo e ascolta il suo suono” aveva detto C, atteggiandosi a vecchio Maestro orientale .

E, allo sguardo perplesso del nostro amico dagli occhi neri, C. (l’altro C.) aveva aggiunto a mo’ di spiegazione: “Se vuoi allontanare la Stanchezza, devi scoprire la ragione per la quale è arrivata nella tua vita ed eliminarla. Devi ripercorrere la tua giornata e ricordare esattamente  cosa è successo prima del suo arrivo”.

Panda si mise a pensare alla sua giornata. La Stanchezza tentava di distrarlo ma il nostro eroe era determinato a scacciarla e, dunque, cercò di concentrare tutte le sue energie nel tentativo di ricordare cos’era successo che avesse potuto lasciar credere a Stanchezza di poter bivaccare sulle sue spalle indisturbata.

In effetti gli ultimi tempi non erano proprio stati l’apoteosi del relax: Panda aveva mandato altri bambù senza ricevere risposta e il TiroStato continuava a tormentarlo costringendolo a passare ore in compagnia di Cockerina e Chihuahua, per non parlare del dover avere a che fare con lo sguardo serpentesco della dottoressa MazzaSbaglia.

Ma questa era diventata ormai la sua routine e non poteva essere la ragione per cui la Stanchezza si era fatta viva.

Così Panda continuò a pensare alla sua giornata, ingurgitando tisane al bambù stravaccato inerme sul letto mentre Stanchezza faceva stretching sulla sua faccia e tentava di chiudergli gli occhi e di stendergli la bocca in uno sbadiglio.

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Cosa poteva essere stato a portare nella sua vita Stanchezza: erano state le Scale Immobilizzanti della metro D? Era stata la corsa sotto la pioggia per riuscire ad arrivare in tempo al TiroStato? Era stato il pelo arruffato e bagnato che lo aveva appesantito nella corsa e nella sopportazione di Cockerina? Era stato l’abbaiare senza senso di Chihuahua?

Panda era troppo…troppo…Panda (cioè pandoso!) per poter  dare consapevolmente un qualche peso a  tali avvenimenti.

Ma mentre si rigirava nel tentativo di sfuggire a Stanchezza, giunse l’illuminazione: non si trattava di qualcosa che aveva fatto ma di qualcosa che gli avevano detto.

Quella mattina, infatti, Panda era andato ad un colloquio di lavoro in una Casa di Giovani Menti Danneggiate.  Sapeva che al comando della Casa c’era una vecchia Panda e che stava cercando giovani Antroposofi per farli lavorare con i Cuccioli Difficili, così  un paio di giorni prima le aveva mandato il suo bambù e, miracolo gaudioso, era stato convocato per il suddetto colloquio.

La Vecchia Panda lo aveva accolto senza nemmeno un sorriso, tanto era occupata con gli Orsetti Lavatori che stavano ultimando le pulizie del suo ufficio, e al nostro amico non era rimasto altro da fare che aspettare imbarazzato al centro della stanza che la Vecchia si ricordasse di lui. Nel tentativo di dissimulare il sudore che stava già pezzando le sue ascelle, diede un’occhiata al mobilio falsamente ricercato e ai suoi suppellettili. La prima cosa che notò furono innumerevoli foto che ritraevano la Vecchia Panda abbracciata a dei Gorilla: con ogni probabilità erano state scattate in vari momenti della sua vita e, dunque, se ne poteva dedurre una lunga frequentazione con la razza dei Gorilla. A un certo punto però la sua attenzione venne catturata da una strana corazza grigia che troneggiava boriosa nei pressi della grande scrivania dove la Vecchia Panda sedeva lanciando ordini agli Orsetti Lavatori e  gli sembrava impossibile non averla notata prima.

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Panda era così ipnotizzato dalla corazza che non si accorse che quest’ultimi erano spariti e che adesso l’attenzione della Vecchia era tutta su di lui.

Lo guardava dall’alto in basso come si guarda una macchia di nonsisabenecosa sul tappeto e, proprio quando Panda iniziò a credere che stesse per chiamare gli Orsetti per “lavarlo via“, la Vecchia disse:”Dunque sei un Panda… E come mai sei qui? Non lo sai che non prendiamo Panda?”

Prima che Panda potesse rammentarle che era stata lei a convocarlo, la Vecchia continuò: “Gli Antroposofi che lavorano con noi non possono essere Panda per ragioni di sicurezza. Solitamente prendiamo Gorilla e qualche Tigre ben addestrata, ma soprattutto Gorilla. Le salde braccia di un Gorilla sono quel che ci vuole con i Giovani Cuccioli Difficili, un Panda non resisterebbe neanche un secondo. Ci vuole la forza bruta di un vero Gorilla. I Panda sono troppo deboli e fragili”.

Panda guardava esterrefatto il pelo bianco e nero della Vecchia: non sarebbe rimasto stupito che improvvisamente se lo togliesse di dosso rivelando che, sotto il costume da Panda, c’era un Gorilla in carne ed ossa.

“I Panda non mi servono. Sono inadatti al lavoro. Inutili. Se avessi saputo che eri Panda non ti avrei nemmeno fatto venire. I Cuccioli Difficili non sono bambù per i tuoi denti, non sapresti nemmeno come gestirli se avessero una crisi!”

La vecchia Panda sospirò con un misto di tragedia e insofferenza: “Mi sa che abbiamo solo perso tempo…se solo avessi saputo!” E qui il nostro amico ebbe di nuovo la tentazione di ricordarle che era stata lei a convocarlo dopo aver ricevuto il suo bambù dove, tra l’altro, c’era addirittura una foto che lo ritraeva nelle sue fattezze pandose! Ma la Vecchia Panda era già in fase di commiato: “Bene, mio caro, mi sembra il caso di salutarci. Sei giovane e proprio per questo ti consiglio di cuore di cercare attività lavorative più adatte alle prestazioni della tua specie”.

Con un gesto imperioso della mano gli indico la porta e, come se nulla fosse, si girò a guardare la corazza da Gorilla che ancora troneggiava vittoriosa al suo fianco.

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Finalmente Panda aveva trovato la causa della venuta di Stanchezza sulle sue spalle e, a quella consapevolezza, si era aggiunto immediatamente un senso di liberazione, come se un macigno fosse improvvisamente scivolato via dalla sua testa: Panda era stanco perché non capiva come girasse il MeMoLa o forse perché stava iniziando a comprenderlo fin troppo bene.

Ma se, dunque, il MeMoLa girava in un modo tale che Stanchezza era subito corsa da lui, come avrebbe fatto Panda a evitarla? Questa sì che era una bella domanda! Panda si rigirò nel letto, deciso a trovare una soluzione che allontanasse per sempre la Stanchezza da lui!

Stanchezza, però, era furba e, mentre il nostro eroe cercava una risposta,  era riuscita a chiudergli gli occhioni neri e lui, senza neanche rendersene conto, era scivolato in un sonno ristoratore.

MA LE AVVENTURE DI PANDA NEL MERAVIGLIOSO MONDO DEL LAVORO NON FINISCONO QUA! RITROVEREMO LUI E I SUOI BAMBÙ NELLA PROSSIMA PUNTATA DEI NOSTRI RACCONTI DEL MERCOLEDÌ!

L.T.

 

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