Racconti di strada – Gli Artisti del traffico palermitano

Racconti di strada – Gli Artisti del traffico palermitano

Cosa sono i racconti di strada? Sono brevi attimi di vita metropolitana carpiti con uno sguardo lanciato un po’ più in là della schermata dell’Iphone; storie vere inventate a partire da un sorriso o una risata; visioni improvvise che illuminano le mie giornate piene di autobus, metro e lunghe camminate a piedi.

Ho sempre amato guidare. Datemi una macchina, una buona scorta di cd, una lunga strada da percorrere e sono la donna più contenta del mondo.

Grazie a mia madre, ho imparato a guidare nel giardino di casa a un’età non dichiarabile e, prima di prendere la patente, mio padre volle farsi portare in giro per testare le mie capacità. Arrivati in una lunga strada che dal mare porta dritta dritta al centro di Bagheria (chiamata appunto Rittifilu) mi disse: ” E adesso vediamo come vai in quinta, per prendere la patente devi saper mantenere il controllo della velocità”.

Tutto questo per dire che per me la macchina non è solo un mezzo di locomozione  a caso, ma E’IL MEZZO DI LOCOMOZIONE che racconta una parte della mia storia.

Purtroppo la mia vita da fuorisede in giro per il mondo mi ha portato a essere per lo più un pedone/ passeggero piuttosto che un’autista, ma devo dire che da quando il car sharing ha benedetto gli appiedati di tutto il mondo con la sua presenza, la mia anima on the road ha potuto sfogare, anche se in minima parte, la sua frustrazione.

Detto ciò, il luogo in cui faccio fuori la maggior parte della mia media annua di chilometri di asfalto percorsi resta sempre la Sicilia e con più precisione la zona del palermitano. La tal cosa si ripercuote su di me in due modi: 1- rende la mia guida piuttosto aggressiva per un romano medio; 2- riempie le mie conversazioni di aneddoti creativi sul traffico cittadino.

Perché quando in Johnny Stecchino si dice che il più grande problema di Palermo è “il trafffico”, ci si dimentica di descrivere un suo aspetto fondamentale e peculiare: la creatività che lo contraddistingue.

E non sto parlando semplicemente degli stop non rispettati o delle conversazioni tra macchine accostate l’una all’altra in modo da bloccare la viabilità di un’intera strada; e non alludo nemmeno alla “passiata” nelle strade dello shopping per guardare le vetrine comodamente seduti nella propria vettura.

Ciò a cui mi riferisco è qualcosa che va ben oltre. Si tratta di un’atteggiamento verso la guida che ha dei risvolti così incredibili da risultare quantomeno fantasioso e sbalorditivo per chi non è abituato a cotanta creatività applicata alle quattro ruote.

Per farvi un esempio: ieri sera, tornando da Palermo a Bagheria, ho avuto il piacere di fare diversi incontri interessanti uno dopo l’altro.

Innanzitutto, a un certo punto, mi sono vista sorpassare da una macchina dove il conducente guidava tenendo con la mano sinistra un sacco dell’immondizia appeso  fuori dal finestrino. E non si trattava mica di un sacchetto di piccole dimensioni, bensì di uno di quei sacchi neri che usano o i ristoranti o i comuni mortali quando danno una festa a casa.

Avendolo davanti mi sono preoccupata più di una volta che colpisse le macchine che ci venivano incontro ma, a quanto pare, il tipo e il suo sacchetto erano dotati di qualche super potere che li rendeva inavvicinabili pure in tratti con macchine in seconda e terza fila. Così li ho seguiti ancora per un po’ finché non hanno avuto la buona idea di voltare a destra e liberarmi dal pericolo di un incidente davvero poco “profumato”.

Ma la creatività dei miei conterranei non finisce qui perché, pochi attimi dopo, è apparso un camioncino dove il conducente guidava tenendo beatamente il piede sinistro fuori dallo sportello spalancato: a suo dire tutte le macchine dietro di lui, avrebbero dovuto rispettare la sua andatura da funerale finché il suo piede non si fosse rinfrescato. Ovviamente un episodio simile non ha potuto che destare la mia ammirazione per la sua totale indifferenza verso il bene comune, quando qualcosa va oltre le tue aspettative non puoi che rimanerne impressionata e, in qualche modo, accettare che esiste un pianeta superiore dove le regole stradali perdono significato di fronte al benessere di un piede rinfrescato.

Ma a un certo punto, il piede e lo sportello hanno dovuto issare bandiera bianca e ritirarsi precipitosamente nelle loro posizioni originali grazie al subentrare di una “panza” in motorino che non aveva nessuna intenzione di frenare.

A Palermo, le “panze” in motorino sono parecchie e si contraddistinguono per una dimensione inversamente proporzionale a quella del mezzo di locomozione prescelto: più la panza è grande più il motorino è piccolo.

Le panze sono una categoria caratterizzata soprattutto da enorme prepotenza sulle strade: grande orgoglio nel mostrarsi, magliettine troppo piccole per contenerle e teste ancora più piccole a sormontarle. Sembrano effettivamente la raffigurazione a due ruote del detto “Dove c’è panza c’è crianza” e non si può fare a meno di provare ammirazione per la capacità che hanno di tenersi in equilibrio su un mezzo che è sempre troppo piccolo per loro.

Così sono giunta a un incrocio che nel palermitano può effettivamente trasformarsi in una barriera invalicabile: macchine che arrivano da tutte le parti e che ritengono sia loro diritto passare per prime. Il problema è che, allo stesso tempo, non c’è nessuna macchina che medita la possibilità di rispettare l’ordine di precedenza.

E proprio lì, nel bel mezzo delle quattro strade, circondato da macchine agguerrite ho visto Lui! Lui che teneva con noncuranza lo sguardo abbassato sul suo cellulare e che non si curava minimamente della sua posizione cruciale per liberare tutti noi da questo nodo inestricabile. Lui che sembrava sdraiato comodamente nel divano di casa e che sicuramente stava risolvendo qualcosa di incredibilmente complesso:  un tradimento o il problema del buco nell’ozono o forse aveva appena acchiappato un Pokemon. Ad ogni modo stava una spanna sopra di noi comuni mortali intenti semplicemente a tornare a casa.

La cosa assurda è che sembrava che fossi l’unica a vederlo! Probabilmente perché gli altri erano troppo intenti a cercare di schiacciarsi a vicenda; senza rovinare, però, la carrozzeria della macchina.

Così mi sono decisa a fare qualcosa e  lanciando un colpo di clacson ben indirizzato, distogliendo il tipo dalle spunte blu di Whatsapp, sono riuscita, finalmente libera, ad arrivare alle porte di Bagheria.

E lì, ad accogliermi dopo una curva, appare un’antica villa illuminata che sembra salutarmi e dirmi che il senso di tutta questa follia è nella pace che si trova guardando i resti del nostro passato completamente immersi nel caos moderno.

“Ed è subito sera”.

L.T.

 

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