Cosa spinge un uomo a rinunciare a se stesso? -“Manuale per non suicidarsi” di Wais Sabatini

Cosa spinge un uomo a rinunciare a se stesso? -“Manuale per non suicidarsi” di Wais Sabatini

 

 

Chiariamo subito, questa non è istigazione al suicidio, anzi…! Altamente ironico e tremendamente cinico, questo elenco dettagliato di tutti i possibili metodi  per togliersi la vita risulta un “toccasana” per coloro che accarezzano l’idea di farla finita.

Rigorosamente illustrate in ordine alfabetico, le numerose modalità del fine vita non appaiono, in realtà, così semplici da attuare. Al pari di una ricetta culinaria occorrono ingredienti adeguati, dosi precise, tempi da rispettare e, non ultima, una forte dose motivazionale. Facile a dirsi, meno a farsi.

Precisiamo, trattasi di un atto esclusivamente personale! La sua messa in pratica non deve assolutamente ledere l’incolumità altrui, pena lo sconfinamento nel reato di omicidio o strage. Le difficoltà e le controindicazioni iniziano, quindi, ad aumentare…

Cercare ma, soprattutto, trovare un luogo solitario dove salutare il mondo non è poi così scontato. Avete famiglia? Scartate la casa. Un vostro parente è (quasi) sempre presente. A lavoro? Siete circondati da colleghi che, in un impeto di altruismo, potrebbero salvarvi. Per strada? Troppa gente. Il posto ideale sembrerebbe il deserto, certo! Ma se poi, all’ ultimo minuto, i sensi di colpa avessero la meglio, chi potrebbe salvarvi nel deserto? Quindi no, scartate anche le dune di sabbia. Il gioco si fa duro…

Passando al come, fosse facile…!

 Pistola o fucile: sapete prendere bene la mira? Soffrite di tremarella? Lasciate perdere, rischiate di sbagliare il bersaglio ferendovi e causando solo atroci sofferenze.

Corda: né troppo sottile nemmeno troppa grossa. Lo stesso dicasi per il supporto al quale vorreste appendervi. Dovreste proporzionarli entrambi calcolando il rapporto tra il vostro peso e la vostra altezza. Pare serva una laurea in matematica ed è risaputo quanto siano entusiasmanti le operazioni con i numeri… Lasciate perdere! Rischiereste solo di restare penzoloni a mirare il panorama, ovviamente ancora vivi…

Lametta: il più classico dei metodi ma, il più lento! Non ideale per chi ha fretta di dire bye bye al genere umano. E poi, se mentre il sangue vi sgorga dalle vene, aveste un ripensamento? Vorreste mica riannodare vene e capillari in men che non si dica? Tra l’altro causereste anche un danno di pulizia, vasca o letto che sia! Un bel liquido rosso difficile a lavarsi, perfino con prevalaggio e candeggina. Anche qui, lasciate perdere…




Gas: forse il più indolore tra i metodi praticati dagli aspiranti suicidi ma, il più oneroso! Avete mai pensato a quanto “materiale” occorra per saturare l’aria di una casa? Il contatore corre e la bolletta sale… Vorrete mica indebitare la vostra famiglia? troppo costoso!  Lasciate perdere…

Potremmo continuare ad oltranza. I metodi sono davvero tanti, tutti molto ingegnosi ma con controindicazioni rilevanti. Aldilà dell’ironia con la quale viene affrontato questo delicato argomento, al termine della lettura di siffatto “prontuario” si ripropone la domanda alla quale da secoli gli uomini tentano di dare una risposta: perché?

Cosa spinge un uomo a rinunciare a se stesso? Quali pensieri attanagliano la mente inducendola al gesto più estremo? Sarebbe opportuno, in realtà, anticipare questo interrogativo agendo in maniera preventiva. Prestare attenzione verso le silenziose richieste di aiuto di chi, colto ormai da estrema rassegnazione, ha smesso di confidare nella gratuità di un semplice gesto di umanità. Pratichiamola!

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Angelo Urbano

 

 

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